società

Una specializzazione per la chirurgia plastica ?


La Medicina estetica va ritoccata ? Protocolli per ritrovare la fiducia ?

La medicina estetica secondo scienza e coscienza o secondo meri interessi commerciali? In Italia, e non solo in Italia, il dubbio c’è.

La chirurgia plastica e ricostruttiva dovrebbe essere una specializzazione a sé. Ma così non è, perché da noi può praticarla qualunque laureato in medicina e chirurgia. E per avere l’ abilitazione ad un atto altamente specialistico come la medicina estetica basta un master di poche ore. A volte, con copertura solo nominale, a praticarla sono semplici estetiste.

Nemmeno infermieri specializzati, come avviene negli Stati Uniti. Anche questo peraltro criticabile. Così filler vari, spesso a base di acido ialuronico di basso costo e dubbia provenienza, vanno a go go. Un business da molti zeri. E perfino il pericoloso botulino può a volte passare per queste mani.

In Italia il problema andrebbe affrontato a livello ministeriale. E qualcosa il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, sta cercando di fare. Basterebbe obbligare l’ estremo rigore scientifico e il sacrosanto principio del «non nuocere».

Alta professionalità, scienza e coscienza da opporre ai «cialtroni» in crescita esponenziale. Sconti e tariffari più accessibili (spesso a discapito della qualità) sono inoltre efficace attrattiva di fronte alla crisi economica.

Certificare la medicina estetica, e l’ pproccio all’intervento chirurgico fino alla sala operatoria, attraverso severi protocolli sempre verificabili da tutti i punti di vista è senz’ altro il primo passo per cercare un cambiamento che ridia fiducia a pazienti e specialisti seri. Un primo passo per uscire da quel Far West che è oggi la medicina estetica.

Mario Pappagallo

da CORRIERE.IT

L’eterna giovinezza e cellule staminali


Staminali, ”ringiovanite” cellule ultranovantenni
Lo studio di un’èquipe francese. Hanno “riprogrammato” quelle di persone anziane.

L’eterna giovinezza non è una chimera che ci si illude di raggiungere con la chirurgia estetica. Forse esiste davvero, e ha la forma di una cura universale contro vecchiaia e malattie. Lo dimostrerebbe la scoperta di una équipe di ricercatori francesi dell’Istituto di genomica funzionale dell’Università di Montpellier, guidata dal dottor Jean-Marc Lemaître.

Gli studiosi hanno appena dimostrato che l’invecchiamento delle cellule non è un fenomeno irreversibile, in quanto gli scienziati sono riusciti a “riprogrammare” in vitro alcune cellule di età avanzata, appartenenti a uomini di 74, 92, 94, 96 e persino 101 anni. Le vecchie cellule sono state così trasformate in “staminali pluripotenti indotte”, cellule, cioè, capaci di suddividersi e moltiplicarsi. Un traguardo che non era stato mai raggiunto: fino a oggi le uniche staminali pluripotenti conosciute erano quelle derivate dall’embrione umano, la cui ricerca è vietata in diversi paesi europei.

La rivoluzionaria scoperta è stata pubblicata sulla rivista scientifica Genes & Development. Le prime applicazioni mediche si avranno però tra 10 – 15 anni, ma il solo fatto di potere fare ringiovanire le cellule potrebbero portare al traguardo che gli scienziati occupati nella ricerca sulle staminali stanno cercando di raggiungere da tempo: rigenerare e ricreare in laboratorio i tessuti vecchi o danneggiati.

Un elisir contro le malattie o la semplice, e naturale degenerazione delle cellule. “Ogni cellula normalmente controlla con regolarità lo stato delle proprie funzioni, e quando si accorge che sono ormai degradate smette di dividersi e moltiplicarsi”, ha spiegato lo scienziato francese Jean-Marc Lemaître. Questo stadio di senescenza era considerato finora l’ultima tappa dell’invecchiamento prima della morte cellulare, ed era ritenuto irreversibile.

“Dopo molti tentativi abbiamo introdotto altri due geni e quello si è rivelato essere il cocktail vincente”,  ha detto Lemaître. “Nel giro di 15 giorni le cellule anziane hanno cominciato a proliferare di nuovo e poi a cambiare forma. Le nuove cellule assomigliavano in tutto e per tutto a quelle originarie, ma senza alcuna traccia di invecchiamento”.

da ILSALVAGENTE.IT

Primo impianto al mondo di protesi alla retina all’ospedale di Pisa


Eseguito a Pisa il primo impianto al mondo di protesi alla retina

Ê stata effettuata nell’ospedale di Pisa la prima operazione chirurgica al mondo di protesi retinica. Grazie a questo eccezionale intervento, che è durato circa quattro ore, un uomo reso cieco dalla retinite pigmentosa è tornato a vedere anche se solo parzialmente.

Il dispositivo impiantato si chiama Argus II ed è stato messo a punto, dopo anni di sperimentazione, nei laboratori della Second Sight Medical Product in California.

La protesi impiantata permette di ripristinare una paziale capacità visiva ai pazienti affetti da malattie degenerative della retica. Essa è formata da minuscoli elettrodi capaci di captare gli oggetti che si spostanto nell’ambiente e di mandare le informazioni a una microcamera collegata alla retina malata. Tra circa due settimane, quando l’occhio si recupererà dall’operazione, il dispositivo sarà attivato e calibrato per ripristinare la capacità visiva del paziente. In quel momento partirà anche la riabilitazione.

L’intervento è stato effettuato dal dott. Stanislao Rizzo, direttore del reparto di Chirurgia oftalmica dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana e dai suoi collaboratori. “Sono molto soddisfatto -ha detto il professor Rizzo- che il nostro ospedale possa offrire in Italia il primo trattamento approvato disponibile per le persone non vedenti affette da retinite pigmentosa. La medicina puo’ ora fare qualcosa per i non vedenti”.

da NEWNOTIZIE.IT

Bryon Widner : lunghi trattamenti estetici per cancellare sedici anni di tatuaggi skinhead


Usa, 16 anni da skinhead: cambia vita e cancella i tatuaggi

Ha trascorso sedici anni come attivista skinhead per alcuni dei gruppi di estrema destra più violenti degli Stati Uniti, tra i quali la Vinlander Social Club Skinhead Gang, ma a 32 anni ha scelto di cambiare vita.

Una vera e propria deviazione da film – tanto che la sua storia è diventata un documentario – per l’americano Bryon Widner che ha prima abbandonato la militanza, poi si è sposato, ha avuto una figlio e infine si è sottoposto a un lungo trattamento estetico per la rimozione dei numerosi tatuaggi con simboli di destra e di violenza.

da REPUBBLICA.IT

Diamo i “punti” alla dieta mediterranea


La dieta mediterranea? Ora è a «punti»
Elaborato un sistema di conteggio per i vari alimenti: i prodotti del Sud sono sempre i più sani

L’alimentazione ideale del futuro viene dal passato. Si chiama Mediterranea ed è stata coniata osservando quella del Cilento. I primi ricercatori che si sono dedicati a verificare i benefici di un cibo ideale per la salute e la prevenzione di quei mali legati all’usura con gli anni della macchina uomo hanno scoperto nel Cilento il bengodi nutrizionale.

Ma oggi, mentre tutti i Paesi del pianeta si affannano a dare la loro ricetta di mediterraneità a tavola, l’Italia sembra inseguire culturalmente più il “cibo spazzatura” di quello domestico divenuto patrimonio dell’umanità. Ed ecco che esiste la Fondazione spagnola per la dieta mediterranea, la ricetta francese, quelle nordafricane e perfino una formulazione stelle e strisce.

Nel corso dell’XI conferenza europea sulla Nutrizione, sede Madrid, il confronto è stato serrato. Tutti d’accordo pero’ sulle regole base, sintetizzabili in un indice di meditarraneita’, tradotto in una sorta di pagella di cio’ che abitualmente si mangia. Voto massimo 9, per essere mediterranei doc a tavola. Con un guadagno calcolato di anni di longevita’.

In teoria una ventina d’anni in più. Statisticamente parlando. Gabriele Riccardi, diabetologo dell’universita’ “Federico II” di Napoli, illustra come funziona: «Un voto a tutto quello che si mangia dopo il vaglio scientifico. Insomma il passato valutato modernamente e rilanciato come modello culturale del futuro prossimo. Per la salute dell’uomo e per quella del pianeta. Perché il migliore stile di vita alimentare è anche quello a produzione eco-sostenibile».

Ed ecco la pagella: pochi grassi animali + 1; preferire i cereali integrali + 1; frutta + 1; verdura e ortaggi + 1; frutta secca (noci, mandorle, nocciole, semi di zucca) + 1; olio extravergine d’oliva + 1; pesce (400 grammi a settimana) + 1; consumo moderato di alcool (1-2 bicchieri di vino al giorno) + 1; basso consumo di carne (massimo 250-300 grammi a settimana) + 1. E siamo a 9. Chi non mangia cosi è a zero.

I test scientifici hanno poi dimostrato che, a parte l’attivita’ fisica, un soggetto a regime alimentare abituale all’americana o da zero punti guadagna 5 anni di longevità in buona salute aumentando il suo indice di mediterraneità a tavola di appena due punti. Sempre che non abbia gia’ danni irreversibili di salute causati dal precedente regime alimentare sbagliato. Tossico per le cellule.

Mario Pappagallo

da CORRIERE.IT

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