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Sport e chirurgia plastica


Chirurgia estetica e sport: c’è una correlazione?

di Giusy Capozzi

Il ritocco estetico tanto agognato, magari l’intervento al seno per aggiungere o togliere, liposuzione e tutti quegli interventi che ci permettono di sentirci più sicuri, di innalzare la nostra tanto martoriata autostima, possono avere delle conseguenze tali da impedire addirittura di fare sport normalmente?

E chi svolge attività agonistica in caso di intervento estetico dovrà rinunciare per sempre allo sport? Qualcuno l’ha fatto.

E’ il caso delle gemelle brasiliane Bia e Bianca Feres, campionesse olimpioniche che hanno deciso di abbandonare per sempre lo sport dopo essersi sottoposte ad un intervento al seno. Entrambe hanno deciso di sfondare nel mondo dello spettacolo.

“Non esiste alcuna correlazione tra attività sportiva e chirurgia estetica. Qualsiasi atleta o donna amante dello sport può sottoporsi in totale tranquillità a qualsiasi tipo di intervento o trattamento estetico e ritornare serenamente alle solite attività quotidiane, compresi allenamenti e competizioni. È importante che venga chiarito che la chirurgia estetica non comporta nessun cambiamento o limitazione delle attività quotidiane”.

Il mondo della chirurgia estetica si è ormai evoluto. Il disagio post-intervento si è ridotto notevolmente, i tempi di guarigione sono più rapidi. In poco tempo si è in grado di riprendere in tutta normalità le attività quotidiane.

Il chirurgo plastico aggiunge: “Quando incontro le mie pazienti per una visita pre-operatoria cerco sempre di comprendere le loro reali motivazioni, di valutare attentamente il loro quadro clinico di partenza e di chiarire le modalità d’intervento e il decorso post operatorio”.

L’importante è che il ritocco estetico che è pur sempre un intervento chirurgico, vada effettuato in strutture sanitarie appropriate e sotto la supervisione di un medico competente.

I risultati che si otterranno in tal modo, saranno una maggiore autostima ed un miglioramento della qualità della vita e delle relazioni sociali.

da WELLNESSPERFORMANCE.BLOGOSFERE.IT

Chirurgia plastica di coppia


“Finché plastica non ci separi”

Claudia Santini

La chirurgia estetica vive la nascita di un nuovo trend: la chirurgia plastica di coppia. I coniugi o compagni vanno sotto i ferri insieme, superando tutti i tabù maschili a riguardo.

La corsa alla giovinezza sta diventando sempre più popolare e accettata, con un taglietto qui e una gonfiatina di lì, e i medici assistono ad un aumento dei pazienti, soprattutto se “accompagnati”.

Quando Ira e Roberta si sono sposati 20 anni hanno fatto voto di invecchiare insieme, ma hanno leggermente cambiato idea: vogliono crescere rimanendo giovani insieme. Ecco che quindi si rivolgono alla chirurgia plastica per correggere i segni dell’età. Un’inversione di tendenza rispetto al passato, quando i coniugi tendevano invece a nascondersi i ritocchini, o comunque a non condividerli.

Il fenomeno dimostrerebbe che gli uomini, così, infrangono tutti i tabù sulla chirurgia plastica, spinti anche dalle esigenze lavorative che richiedono un aspetto sempre più giovanile ed esteticamente inappuntabile.

C’è poi da considerare che il supporto morale aiuta a guarire meglio e più velocemente. La decisione di coppia è inoltre importante per accettare insieme i cambiamenti che avverranno dopo gli interventi, in alcuni casi piuttosto rivoluzionari.

da GIORNALETTISMO.COM

Metamorfosi in chirurgia plastica


IL CORPO COME MAPPA DELLA PSICHE

Johanna Rossi Mason 

E’ possibile leggere il carattere e la psicologia di una persona dal suo aspetto fisico? E ciò che si propone la psicomorfologia, che spiega come la chirurgia plastica ‘eumorfica’ permetta di modificare gli aspetti fisici non ‘integrati’ e far collimare l’immagine reale del corpo con quella mentale. Ne parla un libro.

Il cambiamento corporeo può innescare una metamorfosi interiore, ossia la chirurgia plastica “eumorfica” può risolvere i conflitti interiori tramite il cambiamento delle forme esteriori. E’ ciò che sostiene il libro “Metamorfosi in chirurgia plastica” (Tecniche nuove). Il volto, ma anche il corpo, nelle sue forme sarebbero quindi dei propri “specchi dell’anima” svelano di noi molto a chi sa leggere e interpretare. Un linguaggio silenzioso che può esprimere malesseri profondi. Si tratta di una raffinata evoluzione dell’antico concetto di “complesso” che spiega come la ricerca e la modificazione corporea sia un bisogno tutt’altro che voluttuario. Già nel 1926 Suzanne Noel scriveva i risvolti della propria attività clinica in “LaChirurgie Esthetique: son role sociale”.

“La psicomorfologia però” sottolinea Morselli “un un metodo di interpretazione del disagio e non rappresenta una etichetta né un giudizio sulle caratteristiche delle persone. Abbiamo compreso infatti come molte ferite dell’anima si riflettano sul corpo e su esso vengano fissate. Nel corpo possono essere riconosciute, comprese e integrate, il corpo con la sua morfologia ci racconta e evidenzia i nostri punti forti, le nostre potenzialità e le nostre debolezze,conoscendo i quali possiamo guarire dalle sofferenze somatospichiche”.

Durante il colloquio clinico il Professor Morselli cerca innanzitutto l’origine del rifiuto di certe parti del corpo: le ferite dell’infanzia infatti possono avere un importante risvolto psicosomatico e modificare la parte del corpo che provoca sofferenza permette di “far pace” e raggiungere il benessere psicologico. Il paziente si accetta e ritiene che il mondo lo accetti ritrovando una forma di benevolenza nei propri confronti. Le basi della disciplina affondano nella notte dei tempi: anche per gli antichi il volto è lo specchio perfetto della psiche. In tutto ciò si inserisce la cultura, nelle varie epoche si interviene artificialmente sull’aspetto per adeguarsi a canoni desiderabili: dalla compressione del seno in Grecia, all’amputazione del seno destro delle amazzoni, agli anelli per allungare il collo delle donne Padaung in Birmania, alle perforazioni intenzionali nasi e orecchie sino a tatuaggi e piercing delle nostre latitudini che assumono nel tempo significati diversi. La bellezza quindi può essere interpretata come la visione di qualcosa che determina una “emozione di piacere”.

La Psicomorfologia permette quindi di ottenere informazioni importanti sul paziente: nel 1914 viene formulata la “legge di dilatazione e ritrazione” secondo la quale lo Stato del corpo e i suoi cambiamenti corrispondono ad un “movimento psichico”. L’espansione corrisponde a crescita, sviluppo, ambiente favorevole, mentre la conservazione si esprime con una forma allungata del viso, che corrisponde ad attitudini psichiche della vita adulta e anziana. Applicando questi concetti alla chirurgia plastica dilatare un viso significa ringiovanirlo.

Le rughe ad esempio rappresentano una ritrazione e sono spesso la risposta al dolore e a traumi subiti: rughe premature e pronunciate denotano una vulnerabilità emotiva che viene riproposta ogni giorno dall’immagine riflessa nello specchio

Profonde rughe naso labiali denotano un sentimento di solitudine, quelle tra le sopracciglia si formano per uno sforzo costante di mantenere l’attenzione e il controllo. Straordinariamente affascinante è la lettura del seno molto piccolo che la psichico morfologia attribuisce ad un quadro positivo nei confronti della femminilità della figlia o in una difficile identificazione con una madre poco femminile o poco accogliente. È chiaro poi c’è il volto è un sistema ampio in cui piani si presentano contemporaneamente: si può avere naso e bocca grande (dilatazione dei recettori affettivi) ma una fronte piccola, ritratta.

Oppure un volto dilatato frontalmente, ma ritratto di profilo che determina il conflitto tra bisogno di fusione e affermazione di sé (sotto).

Un altro esempio è la dilatazione estrema che mostrano le persone obese come mettessero tra sé e il mondo una barriera (il grasso) per proteggersi dalle aggressioni psichiche. Nella valutazione del volto altri due concetti fondanti sono quelli di atonia, tipico dei neonati con pelle e muscoli pieni ma rilassati, rispetto alla tonicità che indica attività, vivacità, azione.  Un viso atonico in un ragazzo o in un adulto indica passività, ozio, un atteggiamento infantile spesso creativo. Il nostro volto, inoltre, non è mai perfettamente simmetrico e le differenze tra i due lati possono dirci molto. Il lato destro é quello più attivo e il sinistro quello ricettivo, così che la simmetria dovrebbe significare uno stato di equilibrio, mentre la dismetria descriverebbe un conflitto.

In questo senso le persone con un volto fortemente asimmetrico hanno bisogno di più l’energia per mantenere l’equilibrio interiore. Anche lo studio del profilo fornisce indicazioni interessanti: la parte sinistra rappresenta quella femminile e la relazione con la madre, mentre la destra rappresenta la spada, l’azione e la componente maschile. Già chiedendo al soggetto quale lato preferisca è possibile ottenere informazioni sugli schermi affettivi e relazionali. Sul nostro volto sono poi distribuiti i recettori con il mondo esterno: occhi, naso e bocca rappresentano alcuni dei sensi più importanti, lo studio della loro ‘apertura’ o ‘chiusura’ ci racconta dell’atteggiamento del soggetto nei confronti dell’esistenza .

La loro grandezza e forma molto ci può dire di un carattere per fare un esempio, un setto nasale deviato non solo è antiestetico, ma essendo il naso il simbolo dell’ affettività, operare può servire a raddrizzare qualcosa di “storto” anche nei rapporti con gli altri. Il naso, al centro del viso, è l’accesso principale del piano affettivo, il naso molto piccolo può dilatare una affettività infantile, che richiede attenzione; un naso adunco, poco femminile, se è corretto può portare ad una affettività più dolce e meno aggressiva. La bocca e le labbra grandi prominenti denotano una donna-bambina, che desidera essere conquistata, mentre le labbra molto sottili sono segno di chiusura, repressione della passione, della vita istintiva ma anche della comunicazione. “La qualità della terapia” spiega Morselli “dipende dalla relazione che si instaura nel rapporto medico paziente. Determinate è comprendere i bisogni profondi del paziente e l’ analisi Psicomorfologica ci aiuta a studiare i limiti e gli eccessi del paziente.

Viene introdotta una nuova classificazione che riguarda le Dismorfopatie , soggettive e obbiettive che permette di indirizzare il paziente in interventi di chirurgia plastica in associazione con assistenza terapeutica o di indirizzare nei casi più severi in un percorso psicoterapeutico. Nel libro vengono anche presentate metodiche utili a valutare le Aspettative del paziente rispetto all’intervento chirurgico e altre tecniche al fine di individuare aspettative irreali e fantasiose che porterebbero il paziente in uno stato di sofferenza. Il quadro del volto è la struttura ossea, solida, la quale si inseriscono le parti molli del volto. Studiarlo permette di comprendere le forze profonde dell’essere e lo studio di tutti questi elementi permette una interpretazione globale e complessa.

da bonvivre.liberoreporter.eu

Tutti con gli occhi azzurri grazie al laser : la tecnica Lumineyes


Occhi azzurri con il laser: una vanità da 5.000 dollari

Dalla lotta alle rughe con botox e lifting, agli occhi che cambiano colore: il mondo dei ritocchi estetici potrebbe presto arricchirsi della possibilità di variare la colorazione dell’iride attraverso un piccolo intervento al laser. L’annuncio arriva da Los Angeles, la città di Hollywood e delle sue vanitose star.

Il futuro degli interventi estetici promette un addio alle invasive e fastidiose lenti a contatto colorate. A sostenerlo è il dottor Gregg Homer che, nei laboratori dello Stroma Medical, sta sviluppando una nuova tecnica per il cambio permanente della colorazione degli occhi dal castano all’azzurro.

Secondo il ricercatore, intervistato dall’emittente televisiva KTLA, manca davvero poco al raggiungimento di un risultato soddisfacente e privo di effetti collaterali sulla vista.

“Utilizziamo un laser sintonizzato su una frequenza specifica per rimuovere il pigmento dalla superficie dell’iride”, ha spiegato Homer nell’intervista, precisando che tale procedimento è reso possibile dal fatto che tutti gli occhi marroni nascondono “un fondo” blu. Incredibile anche la durata dell’intervento, di appena 20 minuti!

Tornando ai tempi di messa a punto della nuova tecnica per il cambiamento del colore degli occhi, Gregg Homer conta di poterla utilizzare su larga scala già tra un anno, fuori dagli Stati Uniti, e tra tre anni sul territorio americano. Le richieste pervenute via e-mail al medico sarebbero già moltissime.

E il prezzo di questa vanità? Circa 5.000 dollari, per cambiare il colore del’iride e “ingannare” coloro che credono al detto popolare secondo cui gli occhi sono lo specchio dell’anima!

da JUGO.IT

Una specializzazione per la chirurgia plastica ?


La Medicina estetica va ritoccata ? Protocolli per ritrovare la fiducia ?

La medicina estetica secondo scienza e coscienza o secondo meri interessi commerciali? In Italia, e non solo in Italia, il dubbio c’è.

La chirurgia plastica e ricostruttiva dovrebbe essere una specializzazione a sé. Ma così non è, perché da noi può praticarla qualunque laureato in medicina e chirurgia. E per avere l’ abilitazione ad un atto altamente specialistico come la medicina estetica basta un master di poche ore. A volte, con copertura solo nominale, a praticarla sono semplici estetiste.

Nemmeno infermieri specializzati, come avviene negli Stati Uniti. Anche questo peraltro criticabile. Così filler vari, spesso a base di acido ialuronico di basso costo e dubbia provenienza, vanno a go go. Un business da molti zeri. E perfino il pericoloso botulino può a volte passare per queste mani.

In Italia il problema andrebbe affrontato a livello ministeriale. E qualcosa il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, sta cercando di fare. Basterebbe obbligare l’ estremo rigore scientifico e il sacrosanto principio del «non nuocere».

Alta professionalità, scienza e coscienza da opporre ai «cialtroni» in crescita esponenziale. Sconti e tariffari più accessibili (spesso a discapito della qualità) sono inoltre efficace attrattiva di fronte alla crisi economica.

Certificare la medicina estetica, e l’ pproccio all’intervento chirurgico fino alla sala operatoria, attraverso severi protocolli sempre verificabili da tutti i punti di vista è senz’ altro il primo passo per cercare un cambiamento che ridia fiducia a pazienti e specialisti seri. Un primo passo per uscire da quel Far West che è oggi la medicina estetica.

Mario Pappagallo

da CORRIERE.IT

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