Come diventare chirurgo estetico

Diventare chirurgo plastico

Il desiderio di perfezione e di bellezza non sente la crisi. Sempre più uomini e donne, infatti,  sono disposti a spendere cifre da capogiro per avere un naso delizioso, un fondoschiena perfetto o la pancia piatta.

I risultati di un intervento di chirurgia plastica sul corpo non fanno però solo la gioia del paziente, ma anche la felicità delle tasche del chirurgo plastico che rappresenta una delle figure più richieste dal mercato.

Per diventare chirurgo plastico la legge italiana non fissa regole precise: bastano solo la laurea in Medicina e Chirurgia e l’abilitazione alla professione medica.

Lo scoglio più difficile da superare per intraprendere questa professione è l’accesso alla facoltà di Medicina che ormai è a numero chiuso. Se si riesce a superare il test, si dovrà seguire il percorso di laurea ( 6 anni) e poi superare l’esame di abilitazione  per iscriversi all’Ordine dei medici.

Teoricamente potrebbe bastare questo per diventare chirurgo plastico. In effetti, in passato, molti medici senza specializzazione si sono fregiati del titolo di chirurghi estetici. La specializzazione però permette di definire meglio il percorso formativo del chirurgo plastico e di completarlo. Solo specializzandosi, infatti, ci si potrà definire chirurghi plastici.

Le scuole di specializzazione in chirurgia plastica vengono attivate dalle università, durano 5 anni e vi si accede tramite concorso annuale bandito dal Ministero dell’Università che fissa anche il numero massimo di allievi per il primo anno.  I medici specializzandi si formeranno ricevendo già uno stipendio mensile e ottenendo il titolo di specializzazione in Chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva.

da WORKY.BIZ

Convegno “Il melanoma ed i tumori della pelle: focus on”

Irccs Crob: Melanoma e i tumori della pelle, focus on
Il convegno si terrà sabato prossimo presso l’auditorium dell’Istituto

“Il melanoma ed i tumori della pelle: focus on” è il titolo del convegno che si terrà sabato 19 novembre presso la sala auditorium dell’Irccs Crob di Rionero in Vulture. Il corso, organizzato dal direttore della struttura complessa di Chirurgia Plastica Irccs Crob Tommaso Fabrizio, tratterà le tematiche di più scottante attualità nel panorama del melanoma.

La veste dell’incontro – spiega una nota dell’ufficio stampa dell’Irccs Crob –  è insolita e prende le mosse dalla trasmissione Tv “Check Up” in onda sulla Rai fino agli anni 90′. Infatti, a partecipare come conduttore in aula, insieme allo stesso Fabrizio, è proprio Mario Trufelli giornalista e storico presentatore del programma di divulgazione medica. “Il nostro intento” spiega il direttore del corso “è stato quello di trasferire ciò che avveniva nella trasmissione in un incontro medico di aggiornamento e approfondimento, per rendere questo appuntamento quanto più snello ed efficace”.

Il corso, il cui inizio è previsto per le ore 8.30, vede una successione rapida e serrata di interventi della durata di 15 minuti ciascuno, senza interruzioni fino al termine delle ore 14.00. Il programma, dopo i saluti di rito, parte con la “Diagnostica confocale”, a cura di Fabrizio Ajala dell’Istituto Pascale di Napoli. Si tratta di una strumentazione di ultima generazione che consente di indagare gli strati più profondi delle pelle per ottenere diagnosi sempre più precise. Subito dopo si passa al “FISH test” che vede gli interventi sinergici di Gerardo Botti dell’Istituto Pascale di Napoli e di Giulia Vita dell’Irccs Crob.
Al termine le domande dal pubblico per procedere poi in alternanza tra interventi dei relatori e i quesiti dei partecipanti. Si procede poi con i melanomi a localizzazione rara come la palpebra, la narice e l’orecchio interno e l’esperienza dell’Irccs Crob in questo campo. Il successivo step punta l’attenzione su un argomento molto dibattuto come quello dello svuotamento linfonodale di cui parleranno Nicola Mozzillo del Pascale di Napoli e Severino Montemurro del Giovanni Paolo II di Bari. Seguiranno gli interventi di Ugo Bottoni dell’Università di Catanzaro e quelli sull’Ipilumumab di Antonio Grimaldi del Pascale e di Michele Aieta dell’Irccs Crob.

L’Ipilumumab è un farmaco sperimentale per il trattamento del melanoma e l’Irccs Crob rientra tra i 42 centri nazionali per l’uso compassionevole di questa sostanza. Il corso prosegue con Ruggiero Cadossi dell’Igea di Carpi e Corrado Caracò del Pascale. A concludere, l’esperienza dell’Irccs Crob sull’elettrochemioterapia, una nuova metodica che associa l’introduzione di farmaci chemioterapici a brevi impulsi elettrici per la cura dei tumori cutanei e rientra in uno studio nazionale dell’Intergruppo Melanoma Italiano.

da BASILICATANET.IT

Uomini e bellezza

Sono bello, dunque valgo

Giuseppe Di Eugenio

L’uomo italiano presta sempre più attenzione al proprio aspetto fisico. Tra creme e botulino, sta diventando più vanitoso della donna. Nell’epoca della bellezza, essere narciso è una necessità.

La bellezza non è più un emblema (e un’esigenza) soltanto femminile. Secondo un’indagine dell’Istituto Directa di Milano, gli uomini riducono gli svaghi, come le serate con gli amici o le vacanze, mentre dedicano sempre più tempo alla cura della propria immagine, il 26% in più rispetto a dieci anni fa. Per due italiani su tre, spalmarsi una crema è un modo per valorizzare il proprio fascino e solo uno su dieci continua a ritenerlo un comportamento un po’ femminile. Arrivano fino a 7 prodotti al giorno e il 21% ne fa uso regolare. Molti non si accontentano e scelgono di cambiare radicalmente aspetto. Secondo l’Osservatorio nazionale sulla chirurgia estetica in Italia, il 22% delle operazioni sono effettuate su pazienti maschi, 374 mila casi l’anno. Gli interventi di chirurgia plastica sugli uomini sono passati dal 1% del 2009 al 17% del 2011 e riguardano il 6% della popolazione. Naso nuovo, lifting agli occhi e liposuzione i più gettonati. L’indenti-kit del ritoccato è giovane, tra i 25 e i 44 anni, colto, benestante e con un lavoro gratificante. Un “evoluto” che non pare facilmente influenzabile dalle mode. Per la Doxa, il giudizio maschile sulla chirurgia estetica è sempre più aperto e positivo e sono più quelli che pensano di fare un intervento che quelli che lo escludono.

«Ormai è pienamente accettata», afferma Pier Luigi Santi, presidente della Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, «metà dei nostri pazienti ne ha parlato per la prima volta con parenti e amici, ottenendo una reazione negativa solo nel 10% dei casi. Per tutti gli altri c’è stata invece comprensione, incoraggiamento e affetto». Chi si sottopone a un’operazione lo fa soprattutto per stare meglio con se stesso e per piacersi di più. Calano le percezioni di un intervento dal chirurgo plastico per piacere agli altri o solo per correggere i segni dell’invecchiamento. Si affaccia cioè una visione moderna della chirurgia estetica: una scelta individuale e libera per migliorare la propria qualità di vita. « Si potrebbe pensare che, chi si sottopone al bisturi, lo fa per piacere all’altro sesso. Eppure sono relativamente pochi coloro che si augurano un miglioramento dei propri problemi sentimentali e sessuali», commenta Emmanuele Jannini, sessuologo all’università dell’Aquila, «siamo cioè ben lontani da uno scopo seduttivo puro e semplice » .

La molla che spinge un uomo ad un intervento di questo tipo è sempre più spesso di «natura sociale e professionale» ed è legata alla convinz ione che essere belli possa aiutare in mezzo agli altri e sul posto di lavoro, per acquistare sicurezza. Dimostrare meno anni per trasmettere capacità e qualità. Secondo una ricerca dell’Università di Yale, i belli sono pagati fino al 10% in più dei colleghi meno affascinanti. Per Pietro Lorenzetti , noto professionista del settore, le ragioni che spingono a ricorrere al chirurgo plastico « possono derivare sia dai modelli di bellezza sempre più irreali e tendenti alla perfezione, veicolati dai media, sia dal desiderio di emulare un amico che si è già sottoposto a un’operazione ». Nella società dell’apparenza, la bellezza è un valore, è etichetta di accettazione e prestigio sociale.

La tecnologia permette di rimediare alla sorte biologica per trasformarsi in Adone e l’avvenenza diventa un obiettivo raggiungibile e socialmente auspicato. È un dovere, un esempio da imitare, un modo di vivere. È un marchio positivo che esprime cura e stima di sé, “perché io valgo”, come sintetizza una casa di cosmetici. Allo stesso tempo «non c’è più un ideale estetico unico, ma una vasta offerta di prodotti “usa e getta” che fanno parte del mercato dei consumi», afferma lo psichiatra e sessuologo Willy Pasini, «oggi la vera libertà consiste nel moltiplicarsi dei modelli di bellezza, a ognuno il suo fascino». E così, nella società consumistica, l’uomo si posiziona sul mercato sociale come un prodotto, come un manichino in vetrina a cui dare la forma che vuole. Ci sono ancora facili sarcasmi su questi maschi che, di fatto, copiano l’esperienza femminile. Poco virili, è la critica. In effetti però è cambiata la cultura e sono cambiati i rapporti di forza tra i generi. La donna si è emancipata e si è appropriata della facoltà di sedurre e conquistare, concessa in passato solo all’uomo. Il sesso forte non è più soltanto cacciatore, è anche preda.

Ecco allora che il macho enfatizza i suoi tratti estetici per catturare l’attenzione femminile e avere un vantaggio competitivo. In generale, cambiare artificialmente il proprio aspetto rientra nel più complesso rapporto tra l’essere umano e il proprio corpo, visto come una forma che racchiude una sostanza. La bellezza è il valore culturale dominante della nostra epoca e manipolare la forma equivale a cambiare la sostanza.

da ILCORRIEREDABRUZZO.IT

Sport e chirurgia plastica

Chirurgia estetica e sport: c’è una correlazione?

di Giusy Capozzi

Il ritocco estetico tanto agognato, magari l’intervento al seno per aggiungere o togliere, liposuzione e tutti quegli interventi che ci permettono di sentirci più sicuri, di innalzare la nostra tanto martoriata autostima, possono avere delle conseguenze tali da impedire addirittura di fare sport normalmente?

E chi svolge attività agonistica in caso di intervento estetico dovrà rinunciare per sempre allo sport? Qualcuno l’ha fatto.

E’ il caso delle gemelle brasiliane Bia e Bianca Feres, campionesse olimpioniche che hanno deciso di abbandonare per sempre lo sport dopo essersi sottoposte ad un intervento al seno. Entrambe hanno deciso di sfondare nel mondo dello spettacolo.

“Non esiste alcuna correlazione tra attività sportiva e chirurgia estetica. Qualsiasi atleta o donna amante dello sport può sottoporsi in totale tranquillità a qualsiasi tipo di intervento o trattamento estetico e ritornare serenamente alle solite attività quotidiane, compresi allenamenti e competizioni. È importante che venga chiarito che la chirurgia estetica non comporta nessun cambiamento o limitazione delle attività quotidiane”.

Il mondo della chirurgia estetica si è ormai evoluto. Il disagio post-intervento si è ridotto notevolmente, i tempi di guarigione sono più rapidi. In poco tempo si è in grado di riprendere in tutta normalità le attività quotidiane.

Il chirurgo plastico aggiunge: “Quando incontro le mie pazienti per una visita pre-operatoria cerco sempre di comprendere le loro reali motivazioni, di valutare attentamente il loro quadro clinico di partenza e di chiarire le modalità d’intervento e il decorso post operatorio”.

L’importante è che il ritocco estetico che è pur sempre un intervento chirurgico, vada effettuato in strutture sanitarie appropriate e sotto la supervisione di un medico competente.

I risultati che si otterranno in tal modo, saranno una maggiore autostima ed un miglioramento della qualità della vita e delle relazioni sociali.

da WELLNESSPERFORMANCE.BLOGOSFERE.IT

Chirurgia plastica di coppia

“Finché plastica non ci separi”

Claudia Santini

La chirurgia estetica vive la nascita di un nuovo trend: la chirurgia plastica di coppia. I coniugi o compagni vanno sotto i ferri insieme, superando tutti i tabù maschili a riguardo.

La corsa alla giovinezza sta diventando sempre più popolare e accettata, con un taglietto qui e una gonfiatina di lì, e i medici assistono ad un aumento dei pazienti, soprattutto se “accompagnati”.

Quando Ira e Roberta si sono sposati 20 anni hanno fatto voto di invecchiare insieme, ma hanno leggermente cambiato idea: vogliono crescere rimanendo giovani insieme. Ecco che quindi si rivolgono alla chirurgia plastica per correggere i segni dell’età. Un’inversione di tendenza rispetto al passato, quando i coniugi tendevano invece a nascondersi i ritocchini, o comunque a non condividerli.

Il fenomeno dimostrerebbe che gli uomini, così, infrangono tutti i tabù sulla chirurgia plastica, spinti anche dalle esigenze lavorative che richiedono un aspetto sempre più giovanile ed esteticamente inappuntabile.

C’è poi da considerare che il supporto morale aiuta a guarire meglio e più velocemente. La decisione di coppia è inoltre importante per accettare insieme i cambiamenti che avverranno dopo gli interventi, in alcuni casi piuttosto rivoluzionari.

da GIORNALETTISMO.COM