La giornalista ed il chirurgo plastico

Dottore, cosa mi rifarebbe?
Nell’epoca delle immagini pare dominare un solo imperativo: eliminare i difetti (potenziali) del proprio corpo. La chirurgia plastica è diventata la nuova fede. Una giornalista ha provato a chiedere consigli a cinque medici famosi. Ecco il loro responso

Il disagio di indossare forme che non ho scelto. La presunzione che l’intelligenza valga più dell’immagine. La consapevolezza arrendevole che per certi versi così non è. Il pudore e il dolore del dover ripiegare l’attenzione sul corpo. Un fatto è certo: per comprendere le ragioni del bisturi-business dovevo mettermi in gioco. E per essere credibile e onesta fino in fondo, durante le visite ai “principi” della chirurgia italiana, l’unico modo era farmi visitare, osservare, toccare, misurare, e giudicare, come fanno le pazienti vere: «Lei, cosa mi rifarebbe?».

Ebbene, le diagnosi sono state peggiori di quanto immaginassi. Seppur partendo da una visita di un medico generico che ha accertato un buono stato di salute e un peso nella norma, i chirurghi plastici ai quali mi sono rivolta hanno prefigurato una moltitudine di correzioni.

Già. Le correzioni. Che umiliazione vedersi criticare il corpo pezzo per pezzo. Io che avevo immaginato, con un documentario, di vendicare un po’ tutte le “non Barbie” del pianeta, ho scoperto che avrei potuto iniziare a desiderare di essere come loro. I continui confronti ci schiacciano e l’insicurezza alimenta il commercio della bellezza artificiale (solo in Italia lo scorso anno 11.300 aumenti del seno, 10.300 liposuzioni, 8.121 blefaroplastiche, dati Aicpe, Associazione italiana di chirurghi plastici estetici) che non risente di crisi e congiunture economiche avverse. Questo, insieme alla storia della giovanissima Carla che ha subito 9 operazioni prima dei 18 anni, volevamo raccontare con il documentario Body Shopping.

Plastica di lusso. La pellicola racconta un viaggio lungo sei mesi all’interno dei nuovi consumi delle vanità e del lussuoso mondo della chirurgia plastica ed estetica. La regista, Daniela Robecchi, mi ha sottoposta all’occhio clinico – e commerciale – di cinque tra i chirurghi plastici più in vista d’Italia.

Star televisiva. Le visite per fortuna non sono avvenute in stretta successione e ho avuto il tempo di respirare. La ricerca è partita da Marco Klinger, chirurgo plastico, responsabile della II Unità Operativa di Chirurgia Plastica dell’Istituto Clinico Humanitas di Milano, e star indiscussa di un programma televisivo dello scorso anno, Plastik.

Un bell’uomo coi baffi bianchi che abbiamo seguito e osservato insegnare, operare pazienti e visitare. Sì, proprio lui, il Marco Klinger amico di Paola Barale, auto e moto sportive, frequentazioni nel mondo del calcio come dello star system, alla domanda quanto guadagni obietta: «Quante domande fa lei?». Ma quando gli chiedi se il tuo seno è a posto, ti visita per un minuto scarso, alla velocità della luce, e ti dice che sì, la tua coppa è piccola rispetto alla tua struttura corporea, ti ci vedrebbe proprio una terza bella morbida.

D’altronde, come biasimarlo. La forma ha una sostanza, e la sostanza economica degli investimenti è gigantesca. «L’industria del wellness, cioè dei prodotti e servizi che fanno star bene e sentire in forma, spende 500 milioni di euro ogni anno in pubblicità». Lo spiega Alberto Dal Sasso, direttore e sales marketing di Nielsen, società specializzata, tra le altre, nel misurare l’efficacia della pubblicità. Non solo. «La medicina del benessere, dagli anni Ottanta a oggi, ha moltiplicato per sette i suoi investimenti».

Questo significa che siamo condizionabili per forza di cose. Lo confermano due accademiche che studiano il fenomeno da anni. Sia Rossella Ghigi, ricercatrice presso l’Università di Bologna, sia Anna Uslenghi, docente marketing dell’Università Bocconi, pensano che una donna, ma anche un uomo, oggi, non possano scappare dalla pubblicità.

Inseguendo una ragazzina di 18 anni, Carla Di Marzio, pugliese, bella, prosperosissima, ci rendiamo conto che spesso è semplicemente chi può di più, a farsi condizionare di più. Carla confessa di spendere circa mille euro al giorno per lo shopping. Le piacciono gli abiti firmati Who’s Who e sogna una carriera nel cinema. Varcando la soglia del suo spoglio appartamento incappiamo in un disadorno tavolo Ikea, in una stanza da letto con orsacchiotto e nelle labbra rigonfie di Katia Pasquino. La giovane che ha dato il via al Rubygate denunciando la presunta figlia di Mubarak per furto. Coincidenze?

Soldi che girano non solo a casa di Carla e Katia, ma anche dal loro amico e chirurgo plastico Giacomo Urtis.Medico estetico poco più che trentenne, amato da Nina Moric e dalle ragazze dell’Olgettina, ha risposto senza indugi alla crescente richiesta di “prosperità” nel mercato televisivo.

Amico di Corona. Simpatico, ilare, leggero, assiduo frequentatore di palestra Virgin insieme a Fabrizio Corona, Urtis ha guidato uno staff di medici che ha cambiato per sempre l’aspetto, presso la Casa di Cura Gruppo Iseni a Lonate Pozzolo (Varese), della piccola Carla, modificandole naso, mento, labbra, seno, gambe, fondoschiena e qualche altro dettaglio minore. Lo abbiamo ripreso mentre ci spiegava che l’operazione sarebbe durata un paio d’ore. Un medico assistente, al suo fianco, lo ha subito redarguito, spiegando che sarebbero state almeno 8 ore di intervento.

Ebbene, anche la sottoscritta si è sottoposta all’occhio clinico di Urtis. Durante la visita era chiaro, non poteva mancare il consiglio di un sostanzioso aumento di seno: «Cara, tu devi proprio farti una quarta». Oltre alla mastoplastica additiva, il dottor Urtis mi consiglia una blefaroplastica, ovvero una sistematina alla parte superiore degli occhi; infine misura l’età della mia pelle con un diabolico marchingegno che prima di me ha impresso il volto di Fabrizio Corona. L’età della pelle calcolata dalla macchina è di 43 anni. La mia età anagrafica è di 39. Chiedo stupita: «Ma come è possibile?». Urtis risponde ridendo: «Non ti preoccupare, è farlocca».

Dopo la tappa nell’assurdo mondo tv&scoop da rotocalco, ci dirigiamo con la troupe da un signore il cui volto ispira fiducia.

Si chiama Pierpaolo Rovatti, opera a Verona ed è un uomo elegante, sui cinquant’anni. Effettua la prima seria visita davanti a delle telecamere. Misura peso corporeo, prova l’elasticità di pelle e muscoli, calcola la massa grassa. Senza troppi giri di parole mi dice che non ho bisogno di nulla. Ma che se proprio voglio fare qualcosa, «visto che una liposuzione non si nega a nessuno», dice sorridendo, il mio posteriore è un luogo dal quale i lipidi potrebbero facilmente “esondare” tramite una gentile liposuzione. Non ha tutti i torti…. Gli mostro le mie braccia flaccide. Parte con la giusta predica: o fare palestra, oppure una liposuzione, ma non vale la pena, perché rimarrebbe una grossa cicatrice. Se posso essere sincera, il dottor Rovatti è stato il professionista che finora mi ha dato maggior fiducia. Altro impatto è stato, invece, quello con Carlo Tremolada, chirurgo plastico e inventore del brevettatissimo sistema Lipostem®, che utilizza “cellule staminali adulte derivate dal tessuto adiposo a fini estetici e rigenerativi”. Tremolada ha avuto l’originale idea di insediare il proprio studio, la Image Medical Spa, nello stesso ufficio dove operava un medico vip inquisito nel 2008 per esercizio abusivo della professione medica, commercio e detenzione di medicinali guasti e imperfetti. Milano, in Viale Biancamaria 24.

L’appartamento, situato al secondo piano di uno palazzo storico, è enorme, forse 400 metri quadrati, e lussuosissimo. Le stanze sono gigantesche e, altra cosa strana, ovunque presenziano strani simboli: palle di vetro su piedistalli dorati e strani talismani verticali. Tremolada mi propone di sottrarre alla mia pancia il grasso necessario per ripianarmi le rughe del volto. Inoltre ritiene che il mio naso potrebbe subire una “limatina”.

Cellule primitive. Mentre anche a lui chiedo quanto guadagni senza avere risposta, mi rendo conto che per portare a termine tutte le operazioni che questi dottori mi hanno paventato dovrei chiedere un mutuo. Per il dottor Klinger non basterebbero 6.000 euro. Per Giacomo Urtis, credo, almeno 10.000. Chissà le tecnologie del dottor Tremolada. Certo le staminali sembrano proprio il futuro: sono cellule primitive non specializzate che possono trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo. A San Marino visito una clinica specializzata nel conservare e poi far riprodurre i tessuti.

Si chiama Bioscience e ha elaborato Fibroskill@, un prodotto derivato da un piccolo futuristico intervento. Ovvero il prelievo della cute da dietro l’orecchio, al quale mi sono sottoposta non senza dolore grazie al dottor Enis Agolli. Una volta portata in laboratorio, la cute si moltiplicherà all’infinito in nuovissime cellule che poi, se mi venissero mai re-iniettate, mi farebbero tornare una diciottenne. E, tuttavia, al termine di questo viaggio nel mondo della bellezza a pagamento, non è la cognizione del dolore chi mi ha dato il vero disagio.

Quel che mi ha spaventato è il drammatico cambiamento della relazione medico-paziente. Agli occhi dei professionisti che ci esaminano non siamo più pazienti ma veniamo trattati come clienti di un hotel di lusso. La riconferma che il meccanismo è esattamente quello tra “venditore” e “cliente” è arrivata da Vincenzo Pezzuti, presidente di un’associazione dal nome Club Medici, specializzata nel promuovere mutui al fine di operazioni di chirurgia plastica. Nella sua ingenua presentazione mi ha spiegato come, per i prestiti personali, il medico sia il “dealer” diretto (ovvero venditore) di mutui per la rateizzazione degli interventi, e come i pazienti siano i “clienti”, in primis del medico, e poi delle banche che facilitano i mutui ai chirurghi. Pezzuti ha descritto in modo lineare una triste verità: siamo clienti di medici che vendono operazioni. Compriamo a rate pezzi di ricambio per i nostri corpi grazie a offerte commerciali a cui è sempre più difficile sottrarsi. L’importante è partecipare alla giostra dei consumi. E spendere.

Cristina Sivieri Tagliabue

da CORRIERE.IT

Mostra fotografica del chirurgo plastico Marco Moraci

Quando la chirurgia plastica diventa arte
Tanti vip alla mostra fotografica del chirurgo plastico Marco Moraci: da Cocuzza a Veronica Maya

Marco Moraci, specialista in chirurgia plastica estetica e ricostruttiva, ha inaugurato a Napoli la mostra fotografica da lui ideata « The art of aesthetic surgery» che intende sublimare il concetto di chirurgia estetica intesa come forma d’arte in un connubio perfetto di bellezza, arte e medicina.

Una mostra resa possibile grazie all’indispensabile e preziosa collaborazione di due fotografi come Franco Fontana e Beppe Bolchi che hanno messo a disposizione la loro arte sposando con sensibilità ed entusiasmo l’idea di rappresentare la donna in tutta la sua femminilità in un gioco di rimandi e di specchi tesi a esaltare la bellezza di un corpo in tutte le sue sfaccettature. Inoltre, la presenza alla mostra di Danila Lostumbo, co-autrice con Maria Rosaria De Luca del libro «C’era una volta un cancro», edito da Armando Editore, ha evidenziato il forte sostegno di Moraci al progetto dell’Associazione Culturale Libreria dell’Anima.

Al vernissage sono intervenuti in tanti. Tra loro il fotografo Beppe Bolchi, la critica d’arte Caterina de Fusco, lo psicoterapeuta Luigi De Maio e la conduttrice televisiva Veronica Maya, il presentatore Michele Cucuzza. Da segnalare la presenza degli attori Maurizio Aiello e Patrizio Rispo; Annie Papa, Miss Cinema nel ’76; dei giornalisti Gianfranco Coppola, Valter De Maggio, Carmine Bonanni, Valeria Grasso, la conduttrici radiofoniche Simonetta de Chiara Ruffo e Melina Di Marino, il medico sociale del Napoli Alfonso De Nicola. La mostra sarà visitabile fino al 10 giugno 2012.

da CORRIEREDELMEZZOGIORNO.CORRIERE.IT

La bellezza del sorriso

Si fa presto a dire: “sorridi!”

Il sorriso è uno degli principali elementi di attrazione del volto, una struttura anatomica e meccanica estremamente complessa. Basti pensare che solo le labbra sono azionate da 11 muscoli diversi e da una struttura di tessuti tridimensionale e dinamica. Parte del sorriso e della sua armonia dipende dalla salute e dalla regolarità delle strutture sottostanti: denti, ma anche gengive e ossa.

Migliorarlo? Non basta agire sulle labbra, il terzo inferiore richiede un approccio completo tra più specialisti, ne parla  Pietro Lorenzetti, Direttore del Reparto di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica della Clinica Villa Benedetta di Roma.

Professore quali sono gli elementi di un sorriso perfetto?
Direi l’armonia e la simmetria tra la parte esterna della bocca rappresentata dalle labbra, il sostegno interno della bocca e la regolarità dei denti. In questo senso spesso è necessaria una valutazione complessiva che si estende dal campo del chirurgo plastico e prevede una consulenza odontoiatrica, ortodontica e in alcuni casi maxillolabiale facciale. Spesso infatti mi capita di vedere belle labbra, ritoccate anche con gusto che poggiano su denti irregolari, affollati, di dimensioni inadeguate, opachi, non perfettamente bianchi.

Quindi la valutazione di un intervento estetico deve essere eseguito nelle varie dimensioni…
Esatto, nel terzo inferiore del volto la valutazione deve essere complessiva. Deve esistere un buon equilibrio tra il bianco dei denti che attrae lo sguardo e il rosso del vermiglio rappresentato dalle labbra. Non bisogna dimenticare che le ossa della bocca, le gengive e i denti rappresentano il sostegno dei tessuti e dei muscoli di questa parte del volto, determinandone il turgore e la tonicità, quegli aspetti che identificano la giovinezza di un volto. E che basta un dente mancante o mal posizionato per veder comparire all’esterno una depressione e una ruga profonda.

Quali sono gli elementi di attrazione di un volto?
Quelli più mobili che formano le espressioni quindi gli occhi e la bocca, ma soprattutto il loro equilibrio di forma e misura. Viene da sempre considerato canone di bellezza e di attrazione la simmetria tra i due lati del volto (destro e sinistro) e l’alternanza tra tratti infantili (bocca e occhi grandi, naso piccolo) e tratti maturi (zigomi alti, guance scavate, mascella delineata, sopracciglia alte). Questa combinazione di fattori deve essere tale che non solo il viso sia bello, ma che le sue espressioni siano gradevoli. Ci sono volti belli ma che si aprono con sorrisi troppo larghi, mostrano strutture ossee imperfette o dentature irregolari: in questo caso il chirurgo plastico può fare ben poco.

Come è fatto il labbro ideale?
Esistono dei parametri e delle proporzioni individuate già da Leonardo e ancora valide, ma il chirurgo non può agire su tutto, deve limitarsi a valorizzare il bello che c’è e possibilmente riequilibrare il troppo o il troppo poco. Una bocca molto grande e pronunciata con labbra molto piene può essere resa più naturale e gradevole solo con una dentatura regolarissima e dalle dimensioni contenute che si può ottenere ad esempio con l’applicazione di faccette di ceramica.

Labbra giovani ma sottili possono essere rese più evidenti con uno sbiancamento che ne faccia risaltare il vermiglio e con una piccola dose di acido ialuronico che ne riequilibri il volume.

A questo proposito va detto che è necessario conoscere l’anatomia del labbro e rispettarla: spesso vediamo bocche che possiamo definire ‘gonfiate’ che assumono l’aspetto ‘a papera’ o. peggio ‘a canotto’. Significa che non è stata valutata e rispettata l’anatomia tra prolabio e vermiglio, che le salienze (arco di cupido, colonne filtrali e tubercoli labiali) non sono state rispettate, che si è aumentato il volume del labbro superiore senza tenere in considerazione adeguata quello inferiore.

Ma allora quali sono le regole da seguire?
La mucosa deve essere estroflessa, specialmente nella donna nella quale è una caratteristica evolutiva, deve apparire turgida ma non tesa, l’intervento deve permettere l’esposizione dei denti nel sorriso e l’arco di cupido deve essere valorizzato senza però sovrapporsi alla mucosa. Deve esserci quindi un equilibrio tra la forma, la dimensione e la proiezione delle labbra e l’esposizione della dentatura. Il viso quindi quando le labbra vengono ritoccate, non deve essere gradevole solo di fronte ma anche di tre quarti e di profilo, posizioni che devono essere mostrate al paziente in modo che possa apprezzare anche l’intervento minimo ma risolutivo. Più l’intervento è naturale più sono le possibilità che venga richiesto successivamente, a patto che sia effettuato con strumenti reversibili, come i filler riassorbibili.

Perché non scegliere un intervento definitivo?
Perché il volto è una struttura in perenne dinamismo e perchè si modifica sia la struttura cutanea, che tende a cedere con il tempo, sia la parte ossea che va incontro ad usura, determinando successivamente le depressioni del derma e delle pareti muscolari. La bocca ritoccata bella a 25 anni può non rispondere alle esigenze di una cinquantenne e non dimentichiamo che la sicurezza di questo genere di interventi, la qualità eccelsa dei materiali, devono essere la filosofia da seguire sempre. Le mode passano, ciò che è considerato bello oggi, domani è out e quindi indesiderabile. Ciò che valeva solo per tessuti e lunghezza delle gonne oggi vale anche per il ritocco estetico. Chi vorrebbe zigomi datati anni 90?

Pienezza e definizione quindi sono criteri estetici desiderati a tutte le età?
E ancor più quando il tempo lascia i suoi segni. Per questo oltre al volume dobbiamo effettuare una valutazione globale: la pienezza della mucosa, la perdita di definizione del vermiglio, ma anche la presenza di tessuto adiposo nelle zone circostanti, la presenza di righe profonde dinamiche (come i solchi naso-genieni) e rughe statiche dovute all’invecchiamento, al fumo o all’esposizione al sole, nonché lo stato generale della pelle. A partire da 45-50 anni la visione deve essere più globale e guardare alle antiestetiche rughette periorali, alla perdita di tonicità o al ripristino dei volumi di sostegno ad esempio dopo un dimagrimento. Quando la bocca si apre in un sorriso infatti coinvolge i muscoli di guance e zigomi che si proiettano verso l’alto e coinvolgono gli occhi. Non si sorride solo con la bocca. E un bel sorriso toglie molti anni al volto.

Che materiali usare?
Negli ultimi anni si è visto e provato di tutto, questo è un settore ricco e in crescita dove le aziende investono moltissimo: dai fili di goretex al silicone liquido (ormai bandito e che ha caus danni incommensurabili), dai filler permanenti (sconsigliati) all’uso di botulino (che personalmente non utilizzerei per questa parte del viso). Preferisco sostanze riassorbibili come i filler a base di acido ialuronico e al massimo il collagene. Voglio sicurezza e naturalezza. Poi intervengo con un filler a medio peso molecolare per i solchi naso-genieni (spesso presenti anche in giovane età) e consiglio una biorivitalizzaizione generale della cute per ridare luminosità alla pelle. Il contorno è fondamentale. Inutile fare la bocca di una ventenne sul volto di una donna di sessant’anni sciupata. E facciamo attenzione anche alle protesi dentarie che possono modificare moltissimo la parte estroflessa delle labbra. Dopo l’applicazione di ponti e protesi fisse o mobili spesso si ha una importante retrazione della mucosa labiale che accentua l’aspetto invecchiato del volto ed è sofferta dalle pazienti che già accettano con difficoltà la protesi. Per questo a mio parere questo momento terapeutico può essere affiancato da una consulenza di medicina estetica così come tutti gli interventi demolitivi della bocca che possono interferire con la socialità e con l’aspetto esteriore.

Camilla Bernardini

da BONVIVRE.LIBEROREPORTER.EU

Abbronzatura e chirurgia plastica

L’abbronzatura secondo il chirurgo estetico

L’estate e le vacanze si avvicinano sempre di più e cresce la voglia di sole, mare e vita all’aria aperta. L’obbiettivo che molte donne si pongono è quello di avere una pelle di seta, luminosa e dal colorito omogeneo. Come fare? L’abbiamo chiesto al Dott. Giacomo Urtis, esperto dermatologo e chirurgo estetico, che ci descrive quali sono le tecniche giuste per prendersi cura della pelle del viso, in vista dell’ esposizione solare, senza trascurare la possibilità di qualche “ritocchino”…

Dottore, cosa fare per non far arrivare la pelle impreparata all’appuntamento con l’abbronzatura?
Per affrontare al meglio il primo sole, le parole d’ordine sono tre: esfoliare, idratare e stimolare la pelle dall’interno, aumentandone le difese. Il primo step fondamentale per avere una pelle di pesca è eliminare tutte le cellule morte, per quest’operazione il prodotto fondamentale è lo scrub. A seconda del vostro tipo di pelle potete scegliere tra un leggero gommage o uno scrub esfoliante e allo stesso modo potete variare le tempistiche di utilizzo, con una pelle grassa e spessa un leggero scrub ogni giorno è consigliabile, mentre per una pelle secca e sensibile è preferibile non superare le due volte a settimana. Una pelle ben idratata si abbronza più in fretta: perciò, dopo il bagno o la doccia, è necessario stendere una crema – idratante che aiuta anche a combattere l’inaridimento e la desquamazione, mantenendo la cute morbida e luminosa. Un fluido leggero e sebo regolatore è perfetto per una pelle grassa, una crema con una consistenza ricca e una formula impreziosita con numerose sostanze altamente idratanti è perfetta per una pelle secca, mentre per una pelle inaridita e segnata dal trascorrere del tempo è importante scegliere prodotti che oltre ad avere un effetto idratante abbiano anche una funzione levigante e tonificante.

Qualche “ritocchino” è d’obbligo. Quali sono le tecniche di medicina estetica adatte per preparare la pelle al sole, favorendo un’abbronzatura uniforme e brillante, senza danni da photo-aging?
Quello più indicato per ottenere una pelle ben idratata in vista dell’abbronzatura è la biorivitalizzazione. Consiste nell’iniezione di sostanze rivitalizzanti come vitamine, aminoacidi, acido ialuronico, su viso, collo, décolléte e mani (le zone più esposte al sole e a rischio disidratazione). Il trattamento provoca un arrossamento momentaneo ma un beneficio prolungato. Persino chi teme l’ago può dormire sonni tranquilli! Grazie a soluzioni di acido jaluronico rivitalizzante arricchite con una leggera dose di anestetico, la paziente non avvertirà più alcun tipo di dolore.

Non hanno stagionalità perché non suscettibili al caldo e ai raggi UV, il botulino e il filler. Sono trattamenti iniettivi allo scopo di ringiovanire la pelle del viso. I FILLERS sono costituiti da prodotti iniettabili e vengono utilizzati in medicina estetica per riempire rughe, colmare avvallamenti del viso, rimodellare le labbra. Il trattamento legato all’utilizzo del filler, si basa sull’uso di gel contenente acido ialuronico, in associazione con una lieve quantità di anestetico locale per ridurre il fastidio, che viene iniettato a livello dei solchi costituenti le rughe. Può essere anche utilizzato per ridefinire labbra, zigomi e mento.

Il trattamento oggi rappresenta una valida alternativa ad interventi chirurgici quali il lifting frontale, la malaroplastica (aumento chirurgico degli zigomi), la mento plastica e la cheiloplastica (aumento delle labbra).

ll BOTOX è una tossina botulinica purificata che, se iniettata nei muscoli mimici del viso, provoca un indebolimento temporaneo ed una riduzione dell’attività contrattile, attenuando così rughe e segni d’espressione. Si ottiene quindi un effetto lifting con distensione delle rughe d’espressione. Il botulino viene iniettato con aghi monouso sottilissimi.

I risultati migliori si ottengono a livello delle rughe orizzontali della fronte, di quelle verticali tra le sopracciglia e di quelle intorno agli occhi dette “a zampa di gallina”. Questo trattamento, eseguito ambulatorialmente e da mani esperte, produce risultati estetici davvero convincenti senza effetti collaterali.

Recentemente, sia Madonna che Angelina Jolie, hanno lanciato la moda del “ ribbon face-lift”, una recente tecnica molto amata perché poco invasiva ed efficace e che consiste nell’inserimento sottopelle di un nastro (fatto di sostanze naturali e perfettamente tollerate dall’organismo) riassorbibile in poche settimane che viene inserito proprio sotto il lobo. Il nastro, una volta inserito, tira la pelle in eccesso e solleva i tessuti molli del viso.

Quali sono le regole per proteggere la pelle dal sole, per prevenire l’inaridimento, le scottature, l`invecchiamento precoce e, non da ultimo, per preservarla dal tumore?
Sicuramente è bene proteggere la pelle dai raggi solari. Non importa in quale stagione ci si trovi: quando ci si espone al sole bisogna indossare sempre creme solari protettive adatte alla stagione e al tipo di pelle. E’ consigliabile utilizzare più volte la crema nel corso della giornata. Infine, una settimana prima di esporsi al sole, si possono utilizzare prodotti acceleratori dell’abbronzatura, a base di tiroxina, che stimolano dall’interno le cellule produttrici di melanina, il pigmento cutaneo che difende la pelle schermando le radiazioni ed è responsabile della tintarella.

Silvia Trevaini

da TGCOM

Tumore al seno : Chirurgia Plastica Ricostruttiva

Chirurgia Plastica Ricostruttiva dopo il tumore al seno
Al di là dei termini medici, “ricostruire” può anche significare “recuperare” il senso del proprio corpo. Intervista alla Dottoressa Francesca De Lorenzi, Medico Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva, Vice Direttore della Divisione di Chirurgia Ricostruttiva presso il Centro IEO (Istituto Europeo di Oncologia)

Grazie alle tecniche chirurgiche più nuove, oggi si riesce ad associare la chirurgia plastica ricostruttiva alla chirurgia oncologica. Lo scopo è quello di rendere meno traumatico l’intervento chirurgico al seno nelle donne colpite da tumore alla mammella. Si tratta di un aspetto molto delicato della medicina oncologica, poiché accoglie gli aspetti psicologici delle pazienti, senza trascurare l’attenzione al fattore estetico. Dove per fattore estetico si intende recupero della propria identità femminile ferita da una diagnosi oncologica. Il merito è della chirurgia ricostruttiva, una disciplina ultra-specialistica della chirurgia plastica, che ha il delicato compito di ricostruire la mammella colpita da lesione tumorale, dopo la quadrantectomia (parte della mammella) o la sua asportazione totale (mastectomia).

“L’aspetto psicologico di un intervento delicato come quello al seno a causa di un cancro è molto importante – spiega la dottoressa Francesca De Lorenzi, vice Direttore della Divisione di Chirurgia Ricostruttiva presso il Centro IEO – poiché tocca piani personali molto intimi e privati. Negli ultimi anni l’approccio terapeutico alle pazienti oncologiche è cambiato, dato che viene strutturato in un lavoro d’equipe composto da diversi medici specialisti (senologo, radiologo, chirurgo plastico e psiconcologo), i quali si occupano della paziente in tutte le fasi della diagnosi: dalla visita senologica all’intervento”.

L’argomento ‘ricostruzione’ viene affrontato prima del ricovero, proprio perché la parte estetica è così importante che non può prescindere dalla terapia oncologica: la chirurgia plastica ricostruttiva è parte integrante dell’approccio oncologico, lo completa e gli dà una veste più sensibile. Proprio perché il benessere della paziente non è solo una questione di salute fisica ma anche psicologica.

La paziente viene così informata dell’intervento che subirà sin dalla prima visita senologica, in cui accanto al senologo opera la figura del chirurgo plastico ricostruttivo. “In questo modo si cerca di rassicurare per quanto possibile la donna – continua la Dottoressa De Lorenzi – del fatto che l’intervento avrà il compito non solo di asportare la lesione tumorale, ma anche di ricostruire la mammella con un risultato estetico soddisfacente. Si discutono persino i piccoli particolari estetici che aiutano la paziente ad affrontare meglio un intervento invasivo come questo”.

Nella maggior parte dei casi si effettua una ricostruzione immediata della mammella, cioè durante l’intervento di chirurgia oncologica. Non ci sono esclusioni di età: la ricostruzione viene operata a donne di tutte le età, anche alle ultra 60enni. Quello che si vuol dare è un messaggio di recupero del senso del proprio corpo che, in queste patologie così invasive, assume un significato ancora più profondo. Ricostruire è un po’ come recuperare. “Persino la posizione delle cicatrice non viene trascurata, perché siamo consapevoli che è il segno di ciò che è stato, il ricordo della ferita (non solo fisica ma anche psicologica)” – asserisce la Dottoressa De Lorenzi.

I desideri della paziente vengono in primo piano, anche nei casi in cui le signore non desiderassero alcuna ricostruzione.

Se non è propriamente corretto dire che ‘si torna come prima’, di sicuro si può sostenere che i risultati estetici sono molto soddisfacenti, poiché l’approccio simultaneo del chirurgo oncologo sempre più conservativo e del chirurgo plastico mira a perfezionare il più possibile la ricostruzione.

Due le tecniche principali in caso di ricostruzione di tutta la mammella: utilizzo di materiali eterologhi da un lato e autologhi dall’altro. Nel primo caso, vengono impiantate delle protesi di silicone piene di gel coesivo. Nella ricostruzione autologa invece si utilizzano i propri tessuti. Per ricostruire i lembi si iniettano cellule adipose proprie, prelevate da altre parti del corpo (in genere dall’addome): ciò permette di ottenere un effetto estetico più naturale. Quest’ultima tecnica, detta anche lipofilling (innesto di tessuto adiposo dopo esser stato centrifugato), viene utilizzata anche per correggere piccoli difetti dopo la ricostruzione, e in genere si effettua dopo circa 6 mesi. Tuttavia, non sempre è necessario ritoccare l’intervento oncoplastico di ricostruzione.

Per quanto riguarda le protesi, va precisato che negli anni si sono molto evolute: il gel interno coesivo permette di mantenere la forma a goccia della mammella. Invece le protesi saline, composte all’esterno di silicone e all’interno di soluzione fisiologica sono state abbandonate perché non danno risultati estetici soddisfacenti.

L’evoluzione dei materiali permette risultati estetici migliori e più vicini ai desideri,  oltre che alla configurazione fisica, della paziente. L’ultima novità riguarda le matrici di collagene che aiutano a migliorare ulteriormente il risultato estetico.

E se l’attenzione al fattore estetico gioca un ruolo di primo piano nella terapia oncologica, lo sforzo dei medici è quello di aiutare il più possibile le donne, colpite da tumore, a recuperare il senso del proprio corpo.

da DONNAMODERNA.COM